Svalutazione di se’ nel bambino a bocca aperta post-industriale

By: | Tags: | Comments: 0 | agosto 23rd, 2018

La postura a bocca aperta e’ il sintomo piu’ immediatamente evidente di una sindrome, un tempo conosciuta come adenoidismo, che comprende tutti i sintomi e segni psichici, neurologici, ormonali e immunitari, fino al modificarsi dei tratti del viso (facies adenoidea), che risultano dalla precoce incapacita’ di respirare col naso.

 

La “faccia da adenoidi”, cosi’ comune tra i bambini di oggi da essere ritenuta normale. E’ interessante notare che la percezione popolare di normalita’ cambia tanto piu’ quanto piu’ la comunita’ in questione e’ “anziana” e addentro al processo disumanizzante iniziato con la Rivoluzione Industriale (courtesy dr. John Mew, www.orthotropics.com).

Mentre, fino a prima della Rivoluzione Industriale, l’adenoideo era in estrema minoranza all’interno della propria comunita’, che lo identificava addirittura come lo scemo del villaggio, oggi la frequenza epidemiologica e’ nettamente aumentata, cosi’ che incontrare un bambino senza il minimo tratto posturale, facciale e psico-neuro-endocrino-immunitario di adenoidismo, e’ clinicamente un evento infrequente.

In un paio di precedenti articoli (“Alimentazione e Rivoluzione Industriale. Una trasformazione antropologica?”, https://www.aipro.info/2018/04/17/alimentazione-e-rivoluzione-industriale-una-trasformazione-antropologica/ e “Forma dei denti e Rivoluzione Industriale. Una trasformazione antropologica?”, https://www.aipro.info/2018/05/03/forma-dei-denti-e-rivoluzione-industriale-una-trasformazione-antropologica/) abbiamo fatto il punto della situazione su alcuni collegamenti, alcuni inediti altri molto poco noti anche agli addetti ai lavori, tra i cambiamenti delle abitudini di vita indotti dalla tecnologizzazione e urbanizzazione forzata delle comunita’ umane a partire dalla Rivoluzione Industriale e i cambiamenti del fenotipo o forma-funzione specie-specifica dell’essere umano.

 

Il fenotipo o forma-funzione specie-specifica in un paragone automobilistico. Il diverso rapporto tra la forma (relazione tra le dimensioni lineari, di superficie e di volume) e la funzione (prestazioni tipiche o attitudine specifica al movimento), distinguono nettamente la 500 dalla formula uno. Non e’ solo un fatto di scocca, ne’ solo di motore: e’ l’insieme di forma e funzione che le rende cosi’ diverse.

La forma-funzione specie-specifica  di un insieme di esseri viventi come, ad esempio, Homo Sapiens, e’ lo specifico rapporto tra la disposizione di volumi e superfici corporee (forma) e l’attitudine al movimento (funzione) caratteristiche dell’essere umano. La forma-funzione specie-specifica e’ determinata nei suoi limiti estremi dalle informazioni contenute nel genoma (genetica), ma nelle sue manifestazioni locali dipende dalle interazioni tra individui e ambiente di vita (spazio-tempo: essenzialmente latitudine e periodo storico). L’ambito che studia come tali interazioni tra viventi e ambiente di vita modificano la forma-funzione specie-specifica e’ noto come epigenetica.

 

Mentre la genetica studia il genoma e le informazioni in esso contenute, l’epigenetica studia in relazione a quali caratteristiche ambientali il genoma impiega quale tipo di informazioni. Volendo ancora fare un paragone automobilistico, la genetica e’ come il diagramma illustrativo delle diverse componenti dell’auto, il “progetto”. Come e’ noto, il progetto di costruzione dell’automobile non e’ di alcuna utilita’ al conducente. Al conducente serve piuttosto la mappa, ossia la descrizione dell’ambiente in cui l’auto deve muoversi. L’insieme delle azioni intraprese dal conducente in funzione della mappa e delle caratteristiche della strada da percorrere e’ l’epigenetica.

 

In condizioni naturali le modifiche alla forma-funzione specie-specifica dipendono spesso da cambiamenti climatici, geologici, astronomici e sono, pertanto, piuttosto rare o addirittura improbabili (se consideriamo una finestra temporale di osservazione dell’ordine di grandezza della vita umana). La conservazione, per tempi indefiniti, della forma-funzione specie-specifica viene determinata dalle cosiddette pressioni canalizzanti, cioe’ da quelle caratteristiche dell’ambiente di vita naturale sufficientemente rigide da consentire un limitato range di variabilita’  delle diverse manifestazioni della forma-funzione  (questo e’ il motivo per cui gli animali selvaggi sembrano tutti uguali, e gli individui delle comunita’ umane tradizionali e non tecnologizzate appaiono spesso cosi’ simili tra loro da sembrare tutti imparentati). 

L’essere umano attualmente e’ l’unico, su questo pianeta, capace di indurre artificialmente modifiche alla propria forma-funzione. Il sovvertimento di origine artificiale (cioe’ attuato con materiali e metodi di origine tecnologica) del rapporto interattivo tra la specie e il suo ambiente, altera conseguentemente la forma-funzione propria di detta specie. Tale alterazione e’ da noi riferita come degenerazione, ossia l’allontanamento dalla forma-funzione specie-specifica che garantisce la massima efficienza col minimo dispendio energetico.

Secondo lo zoologo Dmitry Konstantinovich Belyaev, “Una variazione ambientale, che allenti le pressioni canalizzanti, può scatenare la variabilità morfologica tamponata dell’ambiente iniziale. Specie selvatiche portate a vivere in cattività mostrano una inattesa esplosione di variabilità…. Quando si stabiliscono condizioni in cui la varietà genotipica si palesa (ad esempio l’allevamento) sono guai per la specie. Quanto piu i fenotipi rivelano le debolezze dei genotipi, tanto piu’ la specie si avvia alla decadenza” (D.K. Belyaev, “Destabilizing selection as a factor in domestication”, The Journal of Heredity 70: 301-8, 1979).

 

Lo zoologo Belyaev riusci’ a selezionare volpi “domestiche” a partire da volpi selvagge che mostravano di tollerare l’uomo. Noto’ che l’allevamento o domesticazione degli animali favorisce la comparsa di forme e comportamenti che in natura non si manifestano, e che sono proporzionali al grado di degenerazione (= allontanamento dalla forma-funzione specie-specifica che garantisce la massima efficienza col minimo dispendio energetico, causato da un sovvertimento del rapporto interattivo specie-ambiente) degli individui della comunita’ allevata. E’ importante sottolineare che nelle volpi domestiche non compaiono nuovi caratteri provenienti da mutazioni genetiche. I caratteri apparentemente nuovi, che compaiono con la domesticazione, sono gia’ presenti nel genoma, ma le nuove condizioni di vita (ad esempio, domesticazione) inducono gli organismi a manifestarli.

 

Parafrasando quanto sopra, abbiamo:

la Rivoluzione Industriale ( = variazione ambientale artificiale) consente all’uomo di non essere piu’ costretto a cacciare, raccogliere e lavorare a mano la terra ( = allentamento delle pressioni canalizzanti). A questo punto l’uomo da naturale si trasforma in addomesticato, e compaiono forme umane precedentemente del tutto infrequenti ( = si scatena la varieta’ morfologica tamponata dall’ambiente iniziale). Alcune forme umane ( ad esempio l’adenoideo, o individuo che non riesce a respirare col naso a bocca chiusa), soprattutto oggi, a piu’ di 300 anni dalla Rivoluzione Industriale, testimoniano l’indebolimento della nostra specie ( = genotipo):  disordini psiconeuroendocrinoimmunitari sin dall’infanzia, malattie croniche degenerative, incapacita’ riproduttive diffuse, nevrosi e psicosi in quantita’ mai registrate, demenza ecc.

Non e’ impossibile trovare in letteratura autori che hanno osservato le diverse manifestazioni dell’adenoidismo (=sindrome manifestata dall’individuo che non riesce a respirare col naso a bocca chiusa) in associazione con le alterazioni alimentari post Rivoluzione Industriale (vedi ad esempio S. Kahn, P. Ehrlich, “Jaws: the story of a hidden epidemic”, Stanford University Press, 2018; M. Gelb, H. Hindin “Gasp! Airway health – the hidden path to wellness”, 2016); anche noi abbiamo scritto molto a riguardo. Addirittura c’e’ stato chi, come l’antropologo C.L. Brace, ha messo il relazione la tipica dentatura disfunzionale dell’individuo civilizzato con la diffusione dell’uso delle forchette e dei cucchiai che prese piede in coincidenza con la Rivoluzione Industriale (https://www.aipro.info/2018/05/03/forma-dei-denti-e-rivoluzione-industriale-una-trasformazione-antropologica/).

Secondo un’interessante ipotesi di C.L. Brace, l’origine degli inestetismi e delle disfunzioni nella posizione dei denti della gente dopo la Rivoluzione Industriale e’ dovuta al diffondersi dell’uso di cucchiai e forchette. Di come questa visione sia parziale e insufficiente a spiegare il fenomeno abbiamo riferito inun articolo precedente, https://www.aipro.info/2018/05/03/forma-dei-denti-e-rivoluzione-industriale-una-trasformazione-antropologica/

 

Oggi noi, per la prima volta in questo scritto, riferiamo della relazione tra adenoidismo e le modifiche indotte alla struttura psichica e comportamentale degli individui e delle famiglie in seguito alla Rivoluzione Industriale.

Sono ormai tre secoli che, con un escamotage socio-politico (culminato “simbolicamente” con la nascita della Banca d’Inghilterra nel 1693), la nuova aristocrazia del Corporative Banking ha di fatto dato vita al proletariato, alla tecnologizzazione e all’inurbazione forzate (Massimo Fini, “La modernita’ di un antimoderno”, Marsilio 2016), in sostanza a quel complesso fenomeno socio-politico-economico passato alla storia come Rivoluzione Industriale. L’escamotage cui ci riferivamo e’ una specie di giochino delle 3 carte, con cui coloro che avevano interessi e risorse per realizzare la rivoluzione in parola, in un sol colpo, misero le loro avide mani sulla gran parte delle terre ai danni della gente comune, che fini’ per ritrovarsi operaia nelle fabbriche di proprieta’ di costoro e abitante degli slums che si svilupparono come fiori marcescenti alle periferie dei grandi agglomerati industriali.

Le abitazioni del proletariato urbano nell’Inghilterra vittoriana industriale. La gente, che fino all’esproprio delle terre demaniali e della sovranita’ monetaria da parte della nuova aristocrazia del denaro, aveva vissuto in case di proprieta’ e si era sfamata dei prodotti del proprio orto e/o delle terre demaniali, ora veniva privata di tutto e sospinta inesorabilmente verso la sistemazione proletaria appositamente pensata dagli speculatori di cui sopra.

“Con il termine enclosures ci si riferisce alla recinzione dei terreni comuni (terre demaniali) a favore dei proprietari terrieri della borghesia mercantile avvenuta in Inghilterra tra il XVII ed il XIX secolo. Gli enclosure acts danneggiarono principalmente i contadini, che non potevano più usufruire dei benefici ricavati da quei terreni, a favore dei grandi proprietari: per le recinzioni era necessario sostenere spese di tipo privato ma anche legali, che scoraggiavano i piccoli proprietari. Alla fine del XVIII secolo, tale sistema aveva portato alla concentrazione della proprietà terriera nelle mani dell’aristocrazia inglese e, inoltre, aveva creato una massa di lavoratori disoccupati, la manodopera a basso costo che sarà quindi impiegata nel nuovo ciclo produttivo industriale” (da Wikipedia).

Gli Enclosure Acts (le leggi con cui la nuova aristocrazia del denaro espropriava i terreni demaniali alle comunita’) “resero piu’ ricca la Gran Bretagna”, nel senso che gli speculatori britannici accumularono masse di denaro sempre piu’ ingenti, proprio come e’ successo nei vari paesi europei dopo la creazione dell’Unione Europea. E, proprio come oggi, il peggio per la gente comune si ebbe DOPO CHE LA COMUNITA’ VENNE ESPROPRIATA DAL PROPRIO POTERE MONETARIO. In Inghilterra avvenne con la creazione della Banca d’Inghilterra nel 1693, in Europa con la diffusione dell’euro nel 2002.

Le sventurate masse urbane dovevano fare i conti tutti i giorni e per l’intera durata della (breve) vita con 1) gli effetti della recente inaugurazione del nichilismo (la perdita dell’empatia e del senso dell’esistenza causato dal malthusianesimo e dallo svuotamento progressivo del senso religioso sostituito dal nuovo credo scientista positivista. Enzo Pennetta, “L’ ultimo uomo. Malthus, Darwin, Huxley e l’invenzione dell’antropologia capitalista”, GOG 2018); 2) gli effetti del lavoro estenuante fisicamente ed emotivamente; 3) l’assenza delle piu’ comuni e razionali misure igieniche: dagli alimenti contaminati o parzialmente decomposti alle abitazioni malsane, dall’acqua contaminata all’assenza di sistemi fognari efficaci; 4) le continue epidemie di malattie infettive, a partire dal vaiolo, con l’aggravante dell’inefficienza/dannosita’ delle misure vaccinali (Susanne Humphries, “Malattie, vaccini e la storia dimenticata”, Il Leone Verde 2018).

Tutto questo porto’, lentamente ma inesorabilmente, ad una mutazione antropologica. Ossia l’uomo, che dalla Rivoluzione Neolitica era rimasto sostanzialmente stabile nella propria manifestazione morfofunzionale (fenotipo) inizio’, a partire dalla Rivoluzione Industriale, a cambiare in quello che vediamo oggi (https://www.aipro.info/2018/05/03/forma-dei-denti-e-rivoluzione-industriale-una-trasformazione-antropologica/). E ancora prima e ancora peggio della forma-funzione, cambio’ la percezione che l’uomo aveva di se stesso e della propria comunita’. Per chi ha occhi per vedere, sono ben evidenti i segni quotidiani della degenerazione (= allontanamento dalla forma-funzione specie-specifica, che garantisce la massima efficienza col minimo dispendio energetico, causato da un sovvertimento del rapporto interattivo specie-ambiente) di quelle comunita’ della specie umana che piu’ intensamente e da piu’ tempo vivono in modo tecnologizzato, inurbato, agnostico (= nel nostro senso, proprio di chi vive senza sapere chi e’ e qual e’ il proprio scopo nella vita).

Ma che rapporto c’e’ tra la tecnologizzazione e l’inurbazione tipiche della Rivoluzione Industriale e la perdita del senso di se’ e del proprio scopo nella vita? e tutto questo cosa ha a che fare coi bambini adenoidei che respirano a bocca aperta?

La perdita della propria casa, della certezza di poter far fronte alle necessita’ anzitutto alimentari della propria famiglia, l’imposizione a lasciare tutto e andare a vivere e lavorare in citta’ perche’ a casa propria si sarebbe morti di fame (vedi quanto succede di questi tempi: le migrazioni programmate di massa non sono state inventate oggi…), il senso di ingiustizia subita contro cui non esiste opposizione consentita dalla legge… tutto questo tolse agli uomini la dignita’ di uomini (l’uomo e’ uomo se reagisce ed e’ in grado di proteggere la propria famiglia. Altrimenti, che cos’e’?), e tolse alle donne il ruolo di donne, perche’ a causa delle ristrettezze si inauguro’ lo sfruttamento e il lavoro femminile per conto terzi al di fuori della propria casa.

Fino alla Rivoluzione Industriale, la famiglia e le sue occupazioni erano l’azienda di proprieta’ di ciascuno. Le donne erano contemporaneamente impiegate e dirigenti della propria azienda familiare. Nel far questo avevano tempo e modo di accudire i propri figli, che venivano seguiti passo passo nella loro crescita, senza fretta e senza angosce. Con la Rivoluzione Industriale i figli vennero abbandonati a loro stessi perche’ le mamme dovevano andare a lavorare in fabbrica; se lavoravano a casa i ritmi erano quelli di fabbrica e i figli piccoli diventavano una distrazione che nessuno si poteva permettere. Fu in questo periodo storico che l’allattamento materno e l’ascolto empatico delle necessita’ del bambino iniziarono il proprio declino, e i biberon e gli altri strumenti di contenimento dell’insoddisfazione infantile  si diffusero come mai prima. Anche perche’ le donne non potevano piu’ contare ad occhi chiusi sulle regole del buon vicinato che imponevano, come nei villaggi di provenienza, l’obbligo morale di mutua assistenza tra donne. Nelle grandi citta’ ove tutti si e’ immigrati e sradicati, ognuno per se’ e Dio per tutti. La morte della solidarieta’ e’ stato un altro duro colpo portato all’umanita’ tradizionalmente intesa dal nuovo modo tecnologico e iperproduttivo di intendere la vita.

Due fenomeni, a nostro giudizio, sono il marchio di questa nuova era antropologica, e che consolidano a vicenda i propri effetti: la crescente insicurezza dell’attaccamento (bonding) nella prima infanzia tra bambino e caregiver primario (J. Nicolosi, “Identita’ di genere. Manuale di orientamento”, Sugarco 2010; A.N. Schore, “La regolazione degli affetti e la riparazione del se’”, Astrolabio 2008; S.W. Porges, “The polyvagal theory. Neurophysiological foundations of emotions, attachment, communication, self regulation”, W.W. Norton & Company, 2011) e il consumo di carboidrati raffinati, di cui gia’ abbiamo parlato in abbondanza in precedenti articoli e contributi di vario genere. Questi due fenomeni hanno la stessa origine storica e sono funzionalmente collegati tra loro. Nel senso che, all’aumentare del senso di insicurezza e di inadeguatezza generato da un attaccamento insicuro tra il bambino e il caregiver principale (cioe’ la mamma), aumenta il consumo di sostanze e metodi psicoattivi “di contenimento”, che nell’infanzia sono zucchero, derivati della farina industriale, derivati del latte industriale e oggi anche smartphones, tablets, televisori ecc. Per inciso ricordiamo che un bambino del genere, una volta cresciuto, rimane pur sempre un adulto svalutato nel proprio se’, che a sua volta consumera’ degli psicoattivi di contenimento per adulti, come zucchero, derivati di farina e latte, ma anche caffe’, alcol, tabacco, droghe propriamente dette, sesso compulsivo, pornografia ecc.

 

Schema dell’induzione del senso di inadeguatezza e della sua gestione con sostanze psicoattive di contenimento. Una mamma troppo assente, o viceversa iperpresente, non e’ in grado di creare col proprio bambino un attaccamento efficace (bonding) che e’ la base per la struttura fisiologica della personalita’. Il bambino si sentira’ inadeguato nei confronti dei propri genitori, e cio’ gettera’ le basi per la svalutazione del proprio se’ che,  qualora non riconosciuta (come quasi sempre succede) ne fara’ un individuo incline a esercitare o subire la violenza, diretta o indiretta (manipolazione) che sia. I momenti di insoddisfazione profonda che questo genera rendono necessari le sostanze e gli strumenti psicoattivi di contenimento, il cui uso cosi’ diffuso caratterizza la nostra societa’. Il fine di queste sostanze e’ provocare artificialmente un momento di euforia, parallelo a un aumento della glicemia e al rilascio di dopamina e altri mediatori neurochimici del senso di benessere, che possa controbilanciare i momenti di “down”, di malinconia, di senso di inadeguatezza e i cali della glicemia cosi’ tipici dell’individuo svalutato.

 

Quanto meno tempo e attenzione la donna puo’ dedicare ai propri figli piccolissimi (a causa dei ritmi forsennati del lavoro industriale, spesso fuori dalla propria casa), tanto piu’ sara’ costretta a minacciarli e manipolarli per imporre loro un comportamento controllato e servizievole sulla base delle esigenze del nuovo tipo antropologico di famiglia post Rivoluzione Industriale, ossia la famiglia triadica narcisistica (J. Nicolosi, opera citata).

Per inciso, la famiglia triadica (C. Socarides, A. Freedman, “Objects of desires: the sexual deviations”, International University Press, 2002) e’ il sistema che identifica una madre eccessivamente coinvolta nei confronti del figlio (eccessiva, invadente, possessiva, mirata al controllo ed escludente il padre) e un padre critico/distaccato (che viene vissuto dal bambino come un oggetto di identificazione pericoloso o indegno).

Con famiglia narcisistica si descrive un sistema familiare in cui l’individuazione del bambino come essere umano “a modo suo” minaccia l’investimento che i genitori hanno fatto su di lui come “bravo bambino”. Questa famiglia, cosi’ bistrattata sotto ogni aspetto dalla vita tecnologizzata e urbanizzata, ha bisogno di un sollievo alle proprie frustrazioni oltre che di una speranza di riscatto. Il figlio, in questa organizzazione “genitoricentrica”, ha il compito di gratificare i bisogni emotivi dei genitori, in particolare per mantenere lo status quo tra il padre distaccato e la madre troppo coinvolta (famiglia triadica). Il padre e la madre vedono il figlio non per quello che e’ come individuo separato da loro e per le sue reali necessita’, ma per come li fa sentire; e il “bravo bambino” e’ quello che fa sentire i genitori adeguati, rispettati, fieri, non annoiati, non arrabbiati, non tristi. Il “bravo bambino” non piange, non fa i capricci, mangia tutto senza storie, va volentieri a scuola e la segue con profitto, non si sporca, non urla, non si comporta in maniera incivile. Il bambino, nella famiglia narcisistica del dopo Rivoluzione Industriale, e’ uno strumento psicoattivo di contenimento dell’insoddisfazione per i propri genitori (S. Donaldson-Pressman, R.M. Pressman, “The narcissistic family: diagnosis and treatment”, Jossey-Bass, 1994).

I promulgatori, quasi gli agenti pubblicitari presso la gente comune dell’opportunita’, anzi della correttezza e civilta’ di questo modello familiare, in Italia furono Carlo Collodi con “Pinocchio” (prima apparizione 1881) e Edmondo De Amicis con “Cuore” (1886). Questi libri non poterono che fare la loro comparsa dopo che lo stato piu’ liberista, votato alla trasformazione tecnologica e indebitato con l’aristocrazia internazionale del denaro, il Piemonte, ebbe eliminato con l’inganno il piu’ grande stato legittimo preindustriale, il Regno delle Due Sicilie. La trasformazione della penisola italiana in un altra figlia della Rivoluzione Industriale, per le necessita’ narcisistiche delle grandi famiglie dell’aristocrazia del denaro, passo’ anche per il lavaggio del cervello degli svantaggiati subalterni.

 

 

 

Libri come il Pinocchio di Collodi e il Cuore di De Amicis vennero impiegati dal nuovo stato industriale, liberista, laico, scientista, positivista, malthusiano, eugenista, darwinista e colonialista come strumento propagandistico per convincere il proletariato della superiorita’ morale della famiglia narcisistica che sforna “bravi bambini” a beneficio dello stato stesso. I “bravi bambini” oggi vanno alla scuola dell’obbligo a farsi programmare la mente, e domani vanno ubbidienti, fieri e civili alle fabbriche e alla guerra dei loro padroni.

 

Per dovere di cronaca ricordiamo che, a detta degli psicoterapeuti esperti nel settore “riparativo”, la famiglia triadica narcisistica e’ quella da cui piu’ frequentemente gli individui con comportamento omosessuale riconoscono la propria provenienza (J. Nicolosi, “Identita’ di genere. Manuale di orientamento”, Sugarco 2010). Anche questi, e per i motivi che stiamo per esporre relativamente agli adenoidei, sono aumentati di frequenza dopo la Rivoluzione Industriale.

I pochi soldi a disposizione, l’insicurezza e le amarezze rendono gli adulti facilmente dediti alle sostanze psicoattive di contenimento (alcol, caffe’, tabacco); con un esempio familiare del genere il bambino non potra’ che andare incontro al conflitto di svalutazione di se’, e non potra’ che soccombere imparando ad indossare la maschera del “bravo bambino”, versione infantile della maschera adulta del “gentiluomo” o della “persona civile”.

 

La postura del bambino adenoideo a bocca aperta, nuovo tipo antropologico post Rivoluzione Industriale.

E’ facile notare, nell’immagine qui sopra, che la postura corporea classica dell’adenoideo corrisponde a quella dell’individuo depresso, tendenzialmente malinconico, svalutato nella propria essenza. Questo tipo di individuo vive costantemente nell’aspettativa ansiosa (piu’ o meno reale) del prossimo episodio di aggressione emotiva, di rifiuto, di svalutazione del proprio se’.

La nostra ipotesi e’ che una societa’ come la nostra, basata sull’induzione precoce del senso di inadeguatezza e indegnita’, provoca nei singoli individui uno stato di insicurezza piu’ o meno continuo e subliminale (svalutazione di se’), che si traduce nell’attivazione dell’asse dello stress ipotalamo-ipofisi-surrene (Selye) e col rilascio piu’ o meno continuo e subliminale di cortisolo. Questa situazione personale e, piu’ in generale, sociale manifesta i suoi effetti epigenetici nel concepimento di bambini che, perfino prima della nascita, possono essere condizionati all’ansia:

La programmazione fetale è anche in grado di influenzare l’espressione dei geni. I ricercatori ritengono che non sia tanto l’esposizione allo stress, quanto la risposta acquisita ad esso (in particolare il sentirsi in pericolo), il punto determinante nelle malattie dell’adulto e nello sviluppo di alterata espressione genica. I glucocorticoidi come il cortisolo sono ormoni dello stress e influenzano direttamente i livelli circolanti di glucosio, il carboidrato-base, fonte di ogni nostra energia. Nel feto, i glucocorticoidi giocano un ruolo fondamentale nel metabolismo del glucosio e nella maturazione di fegato, reni e cellule del sistema immunitario. Sono anche potentissimi regolatori dell’espressione genica, della crescita e della maturazione tissutale. Lo stress prenatale modifica i livelli di cortisolo e riprogramma permanentemente la funzionalità dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, con cambiamenti permanenti nell’assetto del sistema nervoso e nella futura capacità di far fronte a qualsiasi stressMolte delle sensazioni che associamo a stati d’ansia, di depressione e di eccitazione, hanno origine nell’ipotalamo, ma i cambiamenti propriamente fisici, prodotti dalle emozioni, sono creati dai due centri che esso controlla: il sistema endocrino e il Sistema Nervoso Autonomo (SNA). In una donna incinta, presa da improvvisa paura, l’ipotalamo ordina al SNA di mettere in atto una serie di cambiamenti fisiologici (far battere il cuore più velocemente, far dilatare le pupille, far sudare le palme delle mani ecc.). Contemporaneamente viene segnalato al sistema endocrino di rilasciare nel sangue alcuni neurormoni. Questi, alla fine, raggiungono anche il feto. Questo meccanismo si realizza creando una predisposizione emotiva all’ansia. Un bambino, bombardato dall’ansia materna durante la gravidanza, può essere condizionato a essere ansioso. Un’altra conseguenza più importante è la predisposizione fisica all’ansia, acquisita mediante un’alterazione dei centri che sovrintendono all’elaborazione delle emozioni. Se il bambino è regolato su un tono troppo alto o troppo basso, l’ipotalamo e i sistemi ad esso collegati, cioè l’endocrino e il SNA, non si regoleranno nel modo corretto.” (A. Di Chiara, A. Garoli, “Adenoidismo – La relazione dimenticata tra sistema endocrino, sistema immunitario, respirazione”, Youcanprint 2017).

Alla nascita, il progetto forma-funzione specie-specifico per l’essere umano prevede il verificarsi di un sano e deciso attaccamento (bonding) con la mamma prima, tra 0 e 1,5 anni e col papa’ poi, tra 1,5 e 3 anni. Ma nella famiglia triadica narcisistica post-Rivoluzione-Industriale la mamma e il papa’ sono individui con svalutazione del se’, con ostilita’ verso situazioni e persone su cui proiettano inconsapevolmente i ricordi del proprio vissuto infelice, e con dipendenza da una o piu’ tipologie di strumenti e/o sostanze psicoattive di contenimento. Per cui il bambino non potra’ che andare incontro all’attaccamento insicuro e verra’ controllato emotivamente con le prime sostanze di contenimento, che nell’infanzia sono derivati dello zucchero, della farina bianca e del latte industriali. Senza contare che, al raggiungimento dell’eta’ della scuola dell’obbligo, la paura dell’abbandono aumentera’ con l’incomprensibile consegna del bambino alle autorita’ scolastiche. Praticamente tutti i bambini si ammalano appena vengono portati a scuola per la prima volta. E se anche tutti, superficialmente, ascrivono questo accadimento al solito virus che i bambini si passano tra loro, noi lo abbiamo sempre inteso come episodio di importante caduta delle difese immunitario, piu’ o meno grave, piu’ o meno transitorio a seconda degli individui e della loro storia e caratteristiche personali.

Assuefatto a livelli di cortisolo subliminalmente aumentati gia’ dalla vita fetale, con un sistema immunitario al di sotto delle proprie capacita’ funzionali sia per gli effetti immunisoppressori del cortisolo, sia per gli effetti immunosoppressori dell’attaccamento insicuro, il bambino adenoideo di piu’ frequente riscontro, almeno in Italia, sara’ magro e spessp emaciato,  il tipo piu’ frequentemente affetto da disordini neuropsichiatrici (ADD, ADHD, spettro autistico).

Concludendo le nostre riflessioni, ci rendiamo conto che la Rivoluzione Industriale ha portato con se’ stimoli sensoriali di vario genere, con vario grado di disfunzionalita’, che hanno di fatto minato pesantemente il tradizionale sentire e sentirsi umani, la consapevolezza corporea, l’empatia non buonista, la solidarieta’, la contezza del  ruolo individuale nel proprio contesto sociale. Siamo ormai ridotti a una gigantesca comunita’ di individui atomizzati, disintegrati come una goccia d’olio nell’acqua dopo omogeneizzazione forzata. Gli uomini hanno perso le proprie prerogative maschili, di cui non sono nemmeno piu’ consapevoli (C. Rise’, “Il maschio selvatico 2. La forza vitale dell’istinto maschile”, San Paolo Edizioni, 2015; R. Bly, “Iron John. Per diventare uomini”, Mondadori), e si ritrovano ad essere piu’ o meno apertamente ostili nei confronti delle donne e dei loro figli, da cui si sentono messi alla porta. Le donne avvertono gli uomini come incapaci in generale e in particolare inadatti a difendere se stessi, loro e i loro figli, per cui si appropriano di ruoli non di loro competenza nell’ansia di salvarsi. Il bambino a volte percepisce tutto questo ancora prima di venire al mondo: si prende l’incarico, immane e non di sua competenza, di porre argine a questo disastro, e finisce per vivere una vita non sua. Una vita che non permette di respirare. Fuor di metafora l’adenoidismo, cioe’ l’incapacita’ di respirare col naso perche’ il sistema immunitario (= la propria identita’) e’ in condizioni di grave svantaggio, in fondo, e’ solo questo.

 

Dr. Andrea Di Chiara