APNEE NOTTURNE, DIFFICOLTA’ COGNITIVO-COMPORTAMENTALI, RESPIRAZIONE A BOCCA APERTA NEL BAMBINO POST-INDUSTRIALE – seconda parte

By: | Tags: | Comments: 0 | settembre 21st, 2019

Riassunto: in questa seconda parte dell’articolo spieghiamo i presupposti teorici per cui siamo arrivati all’ipotesi che esponiamo, cioè che

1) il fallimento del fisiologico attaccamento madre-figlio, che piu’ facilmente si manifesta nelle societa’ urbanizzate e tecnologizzate post industriali, e’ il principale responsabile della crescita disfunzionale della corteccia prefrontale, e rende il soggetto incline alle dipendenze, tra cui il succhiamento non nutritivo di ciucci, labbro inferiore, dita;

2) il bambino fa uso del succhiamento non nutritivo di dita, ciucci, labbro inferiore come surrogato affettivo dell’attaccamento deficitario con la madre. Il succhiamento non nutritivo e’ un’abitudine viziata tipica del bambino adenoideo post industriale, ma anche il  prototipo delle future (tossico)dipendenze con cui il futuro adulto post industriale cerchera’ di ottundere l’emergenza percettiva e la consapevolezza del suo personale vuoto interiore.

E’ essenziale che la corteccia prefrontale di ogni individuo, che mitiga le nostre paure e le nostre passioni contribuendo a contenerne le reazioni, possa strutturarsi fisiologicamente nel corso dell’infanzia. Perche’ questo succeda, i genitori devono essere empaticamente presenti alle temporanee crisi che seguono alle inevitabili ferite dell’infanzia; contemporaneamente, non devono essere a portata di mano dei bambini strumenti di contenimento artificiale del senso di vuoto che segue alle ferite. Il bambino deve imparare a gestire fisiologicamente il “male di vivere”, grazie alla presenza empatica, all’aiuto e all’esempio dei genitori (almeno della mamma, fino ai 2 anni), finche’ non si e’ strutturata sufficientemente la corteccia prefrontale, che serve a cognitivizzare le esperienze  e organizzare i comportamenti utili a gestire le situazioni frustranti in modo via via piu’ autonomo.

Diversamente, la societa’ si riempie, come è già avvenuto, di individui sempre piu’ sociopatici, egoisti, tossicodipendenti, incapaci di controllare le proprie passioni (paura, tristezza, rabbia, vergogna, senso di colpa), di interpretare correttamente le intenzioni e le emozioni degli altri, con ridotte capacita’ empatiche, che nell’altro vedranno il nemico. Il fisiologico sviluppo della corteccia prefrontale è essenziale per gestire opportunamente le proprie passioni (dalla Chiesa Cattolica tradizionalmente denominate “vizi”; noi preferiamo il termine “dipendenze”), e di sfruttarle per conoscere se stessi.

In una comunita’ di psicosociopatici che lottano tutti contro tutti, gli unici che ci guadagnano saranno gli oligarchi a capo della societa’ pseudodemocratica descritta in romanzi come 1984 di George Orwell. L’interesse di tale oligarchia è implementare i vizi dei sottoposti, per poterne gestire le vite in maniera ingegnerizzata. In questo senso, la madre di tutte le passioni (=”vizi”, “dipendenze”) è la distorsione dell’attaccamento madre-figlio.

“Un Anello per domarli, un Anello per trovarli,
Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli.”

J. R. R. Tolkien.

 

LA CORTECCIA PREFRONTALE DEL BAMBINO SI ATTIVA NEL VEDERE LA MAMMA. L’IMPORTANZA DELL’ATTACCAMENTO STIMOLATO DAL RICONOSCIMENTO EMOTIVO FACCIALE

Nella prima parte di questo articolo (https://www.aipro.info/2019/09/19/apnee-notturne-difficolta-cognitivo-comportamentali-respirazione-a-bocca-aperta-nel-bambino-post-industriale-1/) abbiamo ricordato come la corteccia prefrontale sia usata massicciamente nello stato di veglia, e abbia bisogno di molto riposo, mediamente piu’ delle altre aree cerebrali. Per cui eventuali disturbi del sonno incideranno su di essa piu’ che su altre aree dal significato funzionale meno pregiato. Ricordiamo inoltre che anche i bambini ADHD hanno alterazioni che coinvolgono la corteccia prefrontale, e che sia i bambini OSAS (apnee notturne) sia i bambini ADHD, mantenendo spesso una postura facciale a bocca aperta per buona parte del giorno e della notte, sono da considerarsi bambini adenoidei nel senso sindromico descritto dalla medicina costituzionale italiana della prima metà del Novecento.

Consideriamo ora un altro ruolo della corteccia prefrontale. Al di la’ delle capacita’ organizzative e cognitive, sembra che quest’area del cervello sia coinvolta nelle attivita’ che ci rendono  specificamente umani.

La più precoce forma di relazione umana, di tale importanza da avere effetti normativi sulla personalita’, è l’attaccamento tra madre e figlio (mother-infant attachment). La corteccia prefrontale del bambino si attiva, in particolare nella zona orbitofrontale anteriore, alla vista del sorriso materno.

Questa è la prima immagine al mondo ottenuta da una risonanza magnetica che mostra il legame tra madre e figlio. L’immagine è della neuroscienziata del MIT Rebecca Saxe che bacia il figlio di due mesi. Il bacio provoca nel cervello la produzione dell’ormone ossitocina. L’ossitocina viene spesso definita “ormone dell’amore” perché provoca sensazioni di affetto ed attaccamento.

 

 

LA TEORIA DELL’ATTACCAMENTO

Ma cos’e’ l’attaccamento madre-figlio o mother-infant attachment? Cosa c’entra con lo sviluppo dell’area frontale del cervello?

Dopo aver studiato la relazione tra l’abbandono infantile e la delinquenza giovanile, John Bowlby nel 1969 formulo’ la sua Teoria dell’Attaccamento, secondo cui il bisogno di creare precocemente uno stretto rapporto affettivo, principalmente e immediatamente tra madre e figlio, fa parte integrante della natura umana come la bagnabilita’ lo e’ della natura dell’acqua o la capacita’ di fornire calore lo e’ della natura del fuoco.

Il “tipo” di rapporto che si instaura tra madre e figlio e’ paradigmatico per il bambino e successivamente viene utilizzato come canovaggio emotivo/cognitivo/comportamentale su cui vengono modellati tutti i successivi rapporti umani, compreso quello col padre (e quindi con l’archetipo di autorita’ che rappresenta), che in qualche modo si modella su quello gia’ vissuto con la madre.

Bowlby, non digiuno di studi psicanalitici freudiani, “rifiutò il modello di sviluppo di Freud secondo il quale il bambino avanza dalla fase orale a quella anale per giungere a quella genitale, e affermò che il legame madre-bambino non si basa solo sulla necessità di nutrimento del piccolo, ma sul riconoscimento delle emozioni… John Bowlby intuì che l’ attaccamento riveste un ruolo centrale nelle relazioni tra gli esseri umani, dalla nascita alla morte. Egli dimostrò come lo sviluppo armonioso della personalità di un individuo dipenda principalmente da un adeguato attaccamento alla figura materna o un suo sostituto… formulò la teoria dell’attaccamento dopo aver letto i lavori etologici di Konrad Lorenz e Nikolaas Tinbergen. Difatti, tale teoria prende spunto dagli studi etologici sull’imprinting e dagli esperimenti di Harlow con i macachi Rhesus fornendo a John Bowlby il fondamento scientifico che egli riteneva necessario per evolvere dalla impronta psicoanalitica, che poco si basa su dati empirici e/o sperimentali organizzati criticamente.

Secondo la teoria di Lorenz i piccoli di anatroccolo, privati della figura materna naturale, seguivano un essere umano o qualsiasi altro oggetto, nei confronti del quale sviluppavano un forte legame che andava oltre la semplice richiesta di nutrizione, dato che questo tipo di animale si nutre autonomamente di insetti. Harlow, a sua volta, aveva dimostrato come, in una serie di esperimenti, alcuni piccoli di scimmia venivano messi a confronto in momenti diversi ora con una madre fantoccio, fatta di freddo metallo, alla quale era attaccato un biberon, ora con un’altra madre fantoccio senza biberon, ma coperta di una stoffa morbida, spugnosa e pelosa. Le piccole scimmie mostrarono una chiara preferenza per la madre di stoffa passando fino a diciotto ore al giorno attaccate ad essa, come avrebbero fatto con le loro madri reali

Il comportamento di attaccamento si mantiene stabile fino ai tre anni, età in cui il bambino acquisisce la capacità di mantenere tranquillità e sicurezza in un ambiente sconosciuto essendo, però, sempre in compagnia di figure di riferimento secondarie, ed avere la certezza che la figura di riferimento faccia sempre e presto ritorno

John Bowlby riteneva che l’ attaccamento si sviluppasse attraverso alcune fasi, e che possa essere di tipo sicuro, quando il bambino sente di avere dalla figura di riferimento protezione, senso di sicurezza, affetto; di tipo insicuro quando il bambino nel rapporto con la figura di attaccamento prevalgono instabilità, eccessiva prudenza, eccessiva dipendenza, paura dell’abbandono

Per John Bowlby i legami emotivamente sicuri hanno un valore fondamentale per la sopravvivenza. Egli sottolinea anche che il conflitto è una dimensione ordinaria della condizione umana e che la malattia psichica è data dall’incapacità di affrontare efficacemente i conflitti.” (da “John Bowlby e la teoria dell’attaccamento – Introduzione alla Psicologia”, di Francesca Fiore).

L’abbandono emotivo infantile, inteso come incapacita’ o inefficienza, quasi sempre inconsapevoli e involontarie, nel provvedere alle necessita’ intrinseche del bambino (soprattutto quelle di attaccamento) in modo continuato e/o ricorrente, e’ la piu’ comune forma di maltrattamento, ed e’ anche il risultato di una patologia nell’attaccamento madre-figlio.

Ogni anno negli Stati Uniti circa 700.000 bambini sono vittime di maltrattamenti, e di questi circa il 60% sono abbandonati emotivamente a loro stessi, pur vivendo in casa e non essendo necessariamente trascurati nelle necessita’ materiali. Il bambino abbandonato piu’ facilmente va incontro a problemi non secondari e non a breve termine, con effetti collaterali anche per tutta la vita.

Eppure l’abbandono emotivo e’ la forma di maltrattamento meno studiata e meno compresa. Per comprenderlo basterebbe mettere a confronto i modi e i ritmi della vita tradizionale, ossia non tecnologica, rispetto a quella in cui siamo abituati a vivere. Una propaganda tendenziosa ci manipola molto precocemente per farci credere che esiste solo un tipo di progresso, e che questo tipo di progresso è un bene primario. In realtà ci abbiamo perso tutti, in termini anzitutto di umanità, e sin da bambini.

 

L’abbandono infantile. Relazione tra abbandono fisico e abbandono emotivo, e i loro prevalenti effetti sull’informazione finale che il bambino riceve.

 

I dati americani riportano che il genitore maggiormente responsabile dell’abbandono emotivo infantile e’ la madre (in quanto caregiver di riferimento), nonostante sia ben noto come, attraverso opportuni cambiamenti neuroendocrini durante la gravidanza, il parto e l’allattamento, la madre sia  “naturalmente motivata” a fornire accudimento e nutrimento ottimali al bambino, e nonostante l’interazione stessa col bambino, la stimolazione del succhiamento del seno e lo stimolo visivo del sorriso infantile riescano a modellare opportunamente l’impianto neuro-ormonale della madre in un periodo, come quello perinatale, ad alta plasticita’ neurale.

Proprio per queste apparenti incongruenze si e’ ipotizzato che l’abbandono emotivo dipenda da deficit della capacita’ materna (o paterna, nel caso l’abbandono sia del padre) di processazione dell’informazione affettiva: la madre puo’ non essere completamente in grado di “sentire l’emozione” (non solo nei confronti del bambino, ma in generale), quindi puo’ non essere nemmeno in grado di restituirla coerentemente. Magari il bambino sorride e protende le braccia per richiedere contatto e vicinanza, ma un certo tipo di mamma potrebbe per lo piu’ preoccuparsi di soddisfare le sue esigenze materiali (pappa, cambio pannolino ecc.), e non essere completamente in grado di decifrare le necessita’ affettive che stanno dietro al comportamento del bambino (soprattutto quello che testimonia disagio)  e quindi di rispondere adeguatamente.

La capacita’ della madre di interagire empaticamente col suo bambino dipendera’ da quanto e cosa avra’ appreso a sua volta da bambina durante la fase di attaccamento alla propria madre; nel caso di tendenze all’abbandono emotivo nei confronti del proprio figlio, l’attaccamento della madre alla propria madre non sara’ stato, evidentemente, del tipo “sicuro”.

 

LESIONI FRONTALI/PREFRONTALI E PSICOTRAUMI INFANTILI

In psichiatria e’ descritto il disturbo borderline della personalità dell’adulto, caratterizzato da un senso di instabilità dell’immagine di sé, che si ripercuote sui rapporti, nell’umore e nel comportamento e da un’ipersensibilità al possibile rifiuto e abbandono. Cio’ e’ causa di fluttuazioni anche estreme dell’umore, con impulsivita’ e tendenza a generare crisi per non essere lasciato solo e abbandonato.

Gli scan MRI hanno consentito di identificare differenze anatomiche tra il cervello “normale” ( le virgolette sono d’obbligo, visto che e’ difficile sia definire la normalita’ sia trovare un individuo che, nell’attuale societa’, risulti normale nel senso  che non sia mai stato abbandonato emotivamente nell’infanzia) e il cervello borderline. Si riscontrano differenze nel sistema limbico (nelle aree cerebrali amigdala, ippocampo) e… nella corteccia prefrontale.  Questa ultima e’ in condizioni di inefficienza e/o inattivita’, da cui l’impulsivita’ dovuta al sentirsi assaliti da emozioni eccessive che non si e’ in grado di controllare e gestire.

Se anche si stima che il disturbo di personalita’ borderline sia ereditabile nel 40 – 60 % dei casi (ma il concetto di cosa sia ereditabile in senso “genetico” è tutto da definire, soprattutto nell’era dell’epigenetica), tuttavia nel 70 % dei casi gli individui affetti hanno sperimentato da bambini una qualche forma di psicotrauma o di abuso emozionale (e qui infatti siamo in piena epigenetica). Dunque e’ molto difficile dire se esiste il gene “borderline”, che giustificherebbe l’ereditarieta’ o se, piuttosto, a causa del fenomeno del re-enactment (il concetto freudiano ma clinicamente evidente di coazione a ripetere), si tende a riprodurre da genitori sui nostri figli le stesse esperienze che abbiamo subito da bambini. Così come a proiettare sui figli “personaggi salienti” della nostra infanzia, con cui abbiamo “conti aperti” (transfert).

L’ipotesi traumatica (il disagio e la paura di essere lasciati soli) viene suffragata da un livello mediamente piu’ alto di cortisolo (l’ormone che ci consente di far fronte a situazioni di emergenza) negli individui borderline. Si da’ il caso che un aumento del cortisolo mantenuto per tempi sufficientemente lunghi sia anche in grado di danneggiare le strutture del sistema limbico e la corteccia prefrontale, atrofizzandole. E, questo, non solo negli adulti.

 

Cortisolo e corteccia prefrontale

 

Alla luce di queste scoperte anatomopatologiche il disturbo di personalita’ borderline (che si riferisce a un tipo di adulto che mostra interessanti analogie col bambino con connotati ADHD/OSAS/adenoidei) e’ legato nel 70 % dei casi a psicotraumi infantili con tratti, in alcuni casi, da sindrome da stress post-traumatico.

Con questo possiamo e dobbiamo iniziare a considerare come responsabile di un certo stato di cose non sempre e non solo l’individuo e la sua “genetica”, come fa la medicina mainstream (= sei nato cosi’, che sfiga, pazienza, prendi la pillolina), ma anche il tipo di ambiente familiare (maternal – paternal attachment) e, soprattutto, il tipo di societa’ che a sua volta produce il tipo di ambiente familiare (da “It’s All In Your Head: Borderline Personality Disorder and the Brain” di Kevin Redmayne).

 

LA MATURAZIONE “ESPERIENZA-DIPENDENTE” DELLE STRUTTURE CEREBRALI DI SOCIALIZZAZIONE

A livello individuale, i neuroni del sistema limbico (la sede dell’apprendimento emozionale da cui ricaviamo il senso del se’ individuale e del se’ sociale) e dell’area frontale (delle cui funzioni abbiamo gia’ riferito nella prima parte, https://www.aipro.info/2019/09/19/apnee-notturne-difficolta-cognitivo-comportamentali-respirazione-a-bocca-aperta-nel-bambino-post-industriale-1/), non completano la maturazione alla nascita.

Siamo fatti in modo che la maturazione avvenga grazie all’interazione, al rapporto umano. Il nostro progetto genetico prevede che tale maturazione si completi in funzione delle precoci esperienze relazionali con le figure che ci accudiscono in maniera continuativa (caregiver). Si parla, dunque, di maturazione dipendente dall’esperienza (experience dependent maturation).

E, in questo senso, forse non e’ corretto dire che siamo in grado di provare empatia perche’ abbiamo strutture cerebrali come l’area prefrontale ma, piuttosto, che abbiamo un’area prefrontale nella misura in cui l’esperienza infantile dell’accudimento empatico ne hanno permesso la maturazione e lo sviluppo. Diversamente il “male di vivere” che ne derivera’, nelle sue diverse manifestazioni (iperattivita’, pigrizie, assenze, dipendenze) ostacolera’ tale sviluppo, almeno in parte, in misura proporzionale al tipo di individuo.

Parafrasando Louis Cozolino, psicologo americano, per noi non vale il detto secondo cui sopravvive il piu’ adatto; tra noi esseri umani (e, forse, tra noi mammiferi), “sopravvive” (ossia vive di piu’ e meglio) chi meglio viene accudito da bambino.

La corteccia prefrontale (come le altre strutture cerebrali che piu’ direttamente hanno a che fare con l’emozione) matura fisiologicamente la propria forma-funzione a condizione che le precoci esperienze di accudimento (nurture) siano coerenti con quello che sarebbe per natura l’ambiente familiare ideale, quello dell’affetto e dell’amore senza condizioni,  attraverso il riconoscimento e il contatto con la madre, successivamente l’esempio e la fiducia nella competenza e nella protezione del padre, e l’apprendimento del rapporto tra le circostanze ambientali e le sue emozioni. Siamo autorizzati a dire, in base alla ricerca degli ultimi 20 anni in questo ambito, che il ruolo della corteccia prefrontale è di “imparare le regole di vita cosi’ come si desumono dalla propria esperienza dell’attaccamento”, per poi comportarsi in maniera altrettanto empatica una volta che si diventa genitori.

L’ attaccamento fisiologico, secondo Allen Schore, è la principale difesa nei confronti della psicopatologia.

Con l’accudimento empatico (=maternal attachment) noi impariamo chi siamo e deduciamo il nostro ruolo nella comunita’, mentre le nostre strutture cerebrali deputate al controllo delle emozioni e delle situazioni apprendono come comportarsi acquisendo cio’ che potrei definire il mio “punto nave”.

Il “punto nave”, inteso in questo senso, e’ la definizione che io do di me stesso, quello che io sono convinto nel profondo di essere e di non essere. Queste convinzioni intime dipendono dal tipo di accudimento che ho ricevuto nell’infanzia.

E’ un po’ come costruire una calamita: si prende un pezzo di metallo magnetizzabile e lo si immerge in un campo magnetico mentre viene sottoposto ad un’alta temperatura. In questo esempio, il pezzo di metallo da magnetizzare e’ il sistema nervoso-emozionale del bambino prima dell’attaccamento alla mamma, e il forte campo magnetico e’ l’esperienza dell’attaccamento. Immaginiamo per un attimo cosa succederebbe alla calamita se il campo magnetico che deve plasmarla avesse caratteristiche incoerenti o abnormi: se ad esempio fosse di intensita’ troppo debole,  o se invece che stabile fosse variabile. Cosa ne sarebbe della qualita’ dell’imprinting della nostra calamita, e cosa succederebbe se  decidessimo di impiegarla come ago di una bussola? Evidentemente, la bussola avrebbe un comportamento non univoco; esattamente come noi, se il nostro periodo di accudimento empatico o maternal attachment e’ stato meno che ottimale. Si determinera’ nel bambino uno stato confusionale rispetto alle proprie emozioni, alle emozioni di chi lo circonda, alla decodifica della mimica e della gestualita’ degli altri, al senso di sicurezza, alla possibilita’ di sentirsi al proprio posto, di sentirsi voluto, di sentirsi adeguato. Se il punto nave e’ “strano”, non ci si puo’ fare affidamento: la bussola non indica la direzione in modo coerente.

Ma perche’ una mamma e/o un padre dovrebbero non potere o addirittura non volere accudire il proprio bambino in modo empatico? Vanno a questo punto fatte una serie di puntualizzazioni. Abbiamo detto che esistono

  1. gli effetti nell’adulto dei deficit di accudimento empatico nell’infanzia
  2. i transfert o “proiezioni”
  3. le “coazioni a ripetere” o re-enactment

Molto brevemente, perche’ non e’ questo l’ambito per esprimere questi concetti, diciamo che un accudimento empatico non ottimale nell’infanzia lascia l’individuo “segnato” da emozioni-parassite (senso di colpa, senso di inadeguatezza, tristezza, paura) e da una sotterranea rabbia nei confronti della persona familiare (madre, padre, nonni) responsabili di tale mancato accudimento. La struttura della memoria e’ fatta in modo tale che l’individuo, ormai adulto, sia protetto dal ricordo diretto dell’accaduto infantile (in particolare dei primi 3 anni di vita); ma anche che, nell’incontro con gli altri (nel senso piu’ ampio del termine), riconosca istintivamente il riflesso delle personalita’ significative della propria infanzia, sebbene questo riconoscimento non raggiunga la soglia della coscienza. Questo riconoscimento istintivo e inconsciente e’ il transfert o “proiezione”. Non appena l’individuo opera un transfert su un’altra persona, il suo comportamento nei confronti di questa persona sara’ dettato dal ricordo inconscio della relazione originaria con la personalita’ significativa dell’infanzia. Ad esempio, posso essere stato bollato come “inadeguato” da mio padre; ogni volta che opero un transfert o proiezione su un’altra persona che analogicamente “me lo ricorda”, sentiro’ da una parte un senso di risentimento o repulsione nei suoi confronti, dall’altra  sentiro’ internamente una specie di lotta, di bisticcio tra la tendenza a comportarmi in modo tale da  dimostrargli il mio valore e la tendenza a comportarmi in modo da confermare la sua opinione che sono un inetto (coazione a ripetere o re-enactment).

Questo tipo di comportamenti e situazioni sono alla base di ogni relazione e comunicazione tra umani. Quindi anche tra genitori e figli.

In questo senso, forse, l’effetto piu’ triste del deficit di accudimento empatico che si puo’ subire da bambini e’ che lo si trasmette da una generazione all’altra, in modo del tutto inconsapevole, in base al gioco tra transfert e coazioni a ripetere. Le emozioni-parassite si trasmettono nelle famiglie grazie a queste dinamiche e, essendo queste in rapporto con gli automatismi che gestiscono anche la muscolatura facciale, sono alla base della somiglianza fenotipica tra parenti e familiari.

 

INTRODUZIONE AL RAPPORTO TRA ORMONI/NEUROMEDIATORI E ATTACCAMENTO MATERNO

 

Alcuni ormoni implicati nell’attaccamento tra madre e figlio e, come vedremo, nel circuito della “ricompensa”, dell'”appagamento” e della “dipendenza” (immagine https://www.rewardfoundation.org/seeking-gratification/)

 

Donne con esperienza di abbandono emotivo durante l’infanzia mostrano ridotti livelli di ossitocina nel liquido cefalorachidiano.

L’ossitocina e’ un ormone prodotto nell’ipotalamo e nell’ipofisi posteriore, implicato direttamente nella produzione delle contrazioni uterine durante il parto e nell’eiezione di latte durante l’allattamento. L’ossitocina viene prodotta maggiormente nelle donne che partoriscono con parto naturale e meno in quelle con parto cesareo. Finche’ la mamma rimane a contatto, soprattutto se epidermico, col bambino, la produzione di ossitocina rimane elevata. Cio’ contribuisce ad alterare le priorita’ della madre trasferendole da se’ al bambino, la rende piu’ sensibile al linguaggio non verbale del bambino e incline alle coccole e a tutte le possibili manifestazioni di affetto e vicinanza (accudimento empatico). L’ossicitocina materna viene trasferita al bambino col latte, e cio’ contribuisce al benessere generale del bambino che si sente voluto, accettato,  amato.

Come ormone “facilitatore” della coesione familiare, fisiologici livelli di ossitocina favoriscono il riconoscimento della differenza tra i membri appartenenti alla comunità e gli estranei. Qui la natura ci sta dicendo che, in un certo senso, è normale l’etnocentrismo, ossia il riconoscere come familiari quelli che vediamo intorno a noi, fatti come noi, che parlano la nostra lingua e condividono usi, costumi, credenze. Da ciò si deduce che è molto più facile che un’operazione di sostituzione etnica (come quella che vediamo succedere quotidianamente con l’immigrazione selvaggia) abbia successo se la popolazione da sostituire è dipendente da attività e sostanze dopanti. Quanto più una popolazione è dedita ad attività compulsive come shopping, bingo, televisione e smartphones, gioco d’azzardo, pornografia, alcolismo, droghe leggere o pesanti ecc., tanto maggiore sarà il suo livello di dopamina e minore quello di ossitocina e serotonina; il risultato sarà che non sarà necessario usare la forza per farli scomparire, perchè sono destinati a scomparire da soli. Nè saranno in grado di opporsi e resistere a strategie di guerra psicologica o ad eventuali deportazioni, perchè non sono mediamente in grado di intendere cosa sta succedendo, nè comprendere come difendere i propri interessi.

I neuroni che producono ossitocina hanno collegamenti con le zone del cervello legate alla manifestazione di comportamenti materni (area preottica mediale, striato ventrale e area tegmentale ventrale). L’ossitocina facilita il contatto empatico tra madre e neonato. Lo ripetiamo: quelle mamme che da bambine sono state oggetto di abbandono emotivo produrranno meno ossitocina e saranno meno disponibili per i loro figli. Infatti, il comportamento materno ha a sua volta effetti sullo sviluppo del sistema ossitocinico  delle figlie femmine, e quindi sulla qualita’ del loro futuro comportamento materno.

Possiamo facilmente renderci conto, a questo punto, che e’ improprio parlare di ereditarieta’ del comportamento, perche’ non esiste il gene dell’incapacita’ di attaccamento. Viceversa esistono ciambelle nate col buco storto che, quando devono essere usate come stampo per nuove ciambelle, producono a loro volta e inevitabilmente altre ciambelle storte. Anche se non e’ impossibile raddrizzare sia queste che quelle.

 

Dr. Andrea Di Chiara

 

RIFERIMENTI

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  • “Altered Regional Brain Cortical Thickness in Pediatric Obstructive Sleep Apnea”, https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5786747/?fbclid=IwAR1pawQKDce4bgkB4IusYtj_bu78_2D7eDFcnnUBv5VTuPgiAGpNyc4bQAU
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  • https://it.wikipedia.org/wiki/Lobotomia
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  • https://www.my-personaltrainer.it/salute-benessere/lobotomia.html
  • https://lamedicinainunoscatto.it/2017/03/osas-bambino-riduzione-sostanza-grigia/?fbclid=IwAR2MoKWt8nM47TTr6b8Tz-w4bcqCSgOE_f5oNTzBisHNqbDtbTD-IsEoKsg
  • “Chi è felice impara più in fretta”, l’effetto della serotonina sull’apprendimento”, https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/06/27/chi-e-felice-impara-piu-in-fretta-leffetto-della-serotonina-sullapprendimento/4454992/?fbclid=IwAR39CV_izWKOELRZ5O2NFBthWZ9FovTNX2asffcrX99NGRPdka5sYpGCFGY
  • “John Bowlby e la teoria dell’attaccamento – Introduzione alla Psicologia”, di Francesca Fiore, https://www.stateofmind.it/2017/07/john-bowlby-attaccamento/
  • “Dissociable Systems for Gain- and Loss-Related Value Predictions and Errors of Prediction in the Human Brain”, https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6674602/?fbclid=IwAR3r3zbPwmAAIxznwOKoqh-B9dV87FeMslmQbf1rOvApTjMtX0rIy9Q9OIc
  • “It’s All In Your Head: Borderline Personality Disorder and the Brain” di KevinRedmayne, https://medium.com/invisible-illness/its-all-in-your-head-borderline-personality-disorder-and-the-brain-c14b66eb0966
  • “Dopamine reward prediction error coding”, https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4826767/?fbclid=IwAR1PUzqmtG-GWdwrb2AZaGfPNq_Y28wrbcik6l2DoDNcBWTzqF51nf-fLqg
  • “Serotonina e dopamina, un equilibrio importante per mantenere la calma e non oscillare tra mania e depressione”, http://www.terapiapsicologica.eu/articoli-psicologia/psicologo-psicoterapeuta-macerata/serotonina-e-dopamina-un-equilibrio-importante-per-mantenere-la-calma-e-non-oscillare-tra-mania-e-depressione.html?fbclid=IwAR0hJ9FlPlQq4GAW5V1-vJzq603RFOsLwktXmHqj_2gz62jc4N_v0IfHCq0
  • “La suzione: è essenziale per il neonato, già durante i 9 mesi”, http://native-adv.speciali.corriere.it/Chicco-PhysioForma/2019/06/27/la-suzione-competenza-essenziale-neonato-gia-9-mesi/?fbclid=IwAR2fZiD05JONQhbrm_9TsE4r6zkAQcdTJ_LH3Ipta-x2aadvmMOBWBfaswY
  • “The Attachment Theory: come la tua infanzia influisce sui tuoi rapporti”, https://www.youtube.com/watch?v=WjOowWxOXCg&feature=share
  • “Early adverse experience and substance addiction: dopamine, oxytocin, and glucocorticoid pathways”, https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5303188/?fbclid=IwAR1rOafRpVEEzP6R6XvTNZenUDnKo4jo8RGryYH_Dwi1giWFysiJXia4okA
  • “No al telefonino di notte, può provocare seri disturbi neurologici”: ecco perché”, https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/08/22/no-al-telefonino-di-notte-puo-provocare-seri-disturbi-neurologici-ecco-perche/5402673/?fbclid=IwAR0MT682tFhB3pnkGlolp9F-j6J2Pnz9QhXUMGMxB1B4MgvCeoBWoxwPORw
  • “Is Attachment Transmitted Across Generations? The Plot Thickens”, https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3060612/?report=reader&fbclid=IwAR30s_Y2rzMbM1ybV-x-w7aEg4MX_wnBz0__6sXOp0L3q8jMeABrU5ObsEc
  • “Our son’s Sleep Disorder was misdiagnosed as ADHD & a “behavior problem””, https://www.yourmodernfamily.com/our-sons-sleep-disorder-diguised/?fbclid=IwAR26q51RH-6NDHnEoHvqh8b-dsQwjOl4BiqJsMiul_jDdg0tZC7hrDqUoqA
  • “Pacifier Overuse and Conceptual Relations of Abstract and Emotional Concepts”, https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5717369/?fbclid=IwAR3g2GC2JUYEIPszzd789MIIGd-Eq-pd6JiPvkOMCz1FYFFPVqkau2dQs2s
  •  “Pacifiers may have emotional consequences for boys”, https://www.sciencedaily.com/releases/2012/09/120918154112.htm?fbclid=IwAR1VaSPmhLyifHT5NijkYL0HVDcr-6To0x5DqcRWwwMxrfhI5SngLHZk5aU
  • Pacifiers Disrupt Adults’ Responses to Infants’ Emotions”, https://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/01973533.2014.915217?fbclid=IwAR3OniK1dnU_LlsQSmmx9Fz53vgwtB9Q0rkG7-6BW27FiF5F147DXz9FRGk&scroll=top&needAccess=true&journalCode=hbas20
  • “Its All In Your Head: Borderline Personality Disorder and the Brain”, https://medium.com/invisible-illness/its-all-in-your-head-borderline-personality-disorder-and-the-brain-c14b66eb0966
  • “Brain scans reveal how badly emotional abuse damages kids”, https://nypost.com/2017/11/02/brain-scans-reveal-how-badly-emotional-abuse-damages-kids/?fbclid=IwAR0GBFE0deK2yIf9s9VpZ_beHPHOxYFocGqchx-myTbZDMgW6NwhZteAeMw
  • “Uso prolongado de chupeta pode até estimular vícios na fase adulta “, https://www.uol.com.br/vivabem/noticias/redacao/2019/06/09/uso-prolongado-de-chupeta-pode-ate-estimular-vicios-na-fase-adulta.htm?fbclid=IwAR2AiG30-ORas1NV8SAINu0y0VKKR8ph4cqrSN9q6C0IPmz5cj4t3091XFo
  • “Brain Development, Attachment and Impact on Psychic Vulnerability”, https://www.psychiatrictimes.com/trauma-and-violence/brain-development-attachment-and-impact-psychic-vulnerability?fbclid=IwAR0ik7rREpKjX3nlC4QMtLFkn7bWCr8j4Yi7-GsYWV379RY76j0DDzEETmY
  • “Il trauma superato attiva un’altra parte del cervello. L’efficacia della psicoterapia”, https://focus-psicologia.it/2018/11/21/il-trauma-superato-attiva-unaltra-parte-del-cervello-lefficacia-della-psicoterapia/?fbclid=IwAR3eVr9xMFUts_Lm-0-_5mT0DzmdqPhUpC2C9a2Znd8JUFtIOyOU1la1DP0
  • “Bonding Matters. . . The Chemistry of Attachment”, http://babyreference.com/bonding-matters-the-chemistry-of-attachment/?fbclid=IwAR3Gh8OdyPu3_ovLq5RbRR-nJR7rtJJ5xq1__XppW8N8AGXeLnlwxsHe9LY
  • “A randomized controlled trial of sucrose and/or pacifier as analgesia for infants receiving venipuncture in a pediatric emergency department”, https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1950500/?fbclid=IwAR2qB-pFRvqQezEeZqhV-CXE7p7FZXOGYqOxttA5qsLS1zJf4egT2ZXLCjQ
  • “Maternal Neglect: Oxytocin, Dopamine and the Neurobiology of Attachment”, https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3319675/?fbclid=IwAR0PvS31GmaMnJiA4XeJYgHAlg1z5GqI21M3R_iSCYx0WkURJXFkV_nXpKw
  • “Children’s brain cells changed by internet porn: Neurosurgeon”, https://www.thejakartapost.com/life/2017/10/07/childrens-brain-cells-changed-by-internet-porn-neurosurgeon.html?fbclid=IwAR3L7WPPtZBPyxSDjDuCULD1IfAV1n54eXZhBYmRe6XUsrSap31d8urOOXw
  • “Pacifier Use Detrimental to Emotional Health”, https://www.brainblogger.com/2012/10/23/pacifier-use-detrimental-to-emotional-health/?fbclid=IwAR0XTFBmkQOzyNLMBCPL3XKI7UG3TIUrf5bUHcOQCiQPJFw3ppN86uvGq4w
  • “Polyvagal Theory and Developmental Psychopathology: Emotion Dysregulation and Conduct Problems from Preschool to Adolescence”, https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1801075/?fbclid=IwAR2soFehg9ZtQixkCpfwlPyWA-SL_nIJhiAho5trOKSBd5bfmAxgXlVNTjg
  • “Calmare un bambino con il cellulare gli impedisce di imparare a calmarsi da sé”, https://it.aleteia.org/2019/07/29/calmare-bambino-con-cellulare-gli-impedisce-di-imparare-a-calmarsi-da-se/?fbclid=IwAR2eD1efMStLtoRkbtNUku3IAkfKaHltMNYFbfVGkdN6JOOoR4LwjJbXa1k
  • “Sleep Difficulties in Infancy Are Associated with Symptoms of Inattention and Hyperactivity at the Age of 5 Years: A Longitudinal Study”, https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31166249?fbclid=IwAR0Y-Agi-ab_p6YCcajS8idWpqVhktYydJGlaseXk1h0tWmtbjtertakq9w
  • “Bambini adenoidei e latte vaccino”, https://www.bambinonaturale.it/2014/12/bambini-latte-vaccino/?fbclid=iwar1zzjveouxpqyuuo9lw3vgexkvqv5j9rsifa7p6arsiyjtxxwcxf3forq8
  • “Oxytocin promotes coordinated out-group attack during intergroup conflict in humans”, Hejing Zhang et al., https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6347450/